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Caravaggio
- San Giovanni Battista
E’
probabilmente una delle tre tele portate con sé
dall’artista durante il viaggio da Napoli
a Roma, intrapreso nel 1610 con la speranza di ottenere
la grazia dalla condanna a morte per omicidio inflittagli
nel 1606. L’intento era quello di ottenere
l’intercessione presso Paolo V offrendo in
dono le opere al cardinal nepote Scipione Borghese,
appassionato collezionista che già possedeva
la Madonna dei Palafrenieri, Il ragazzo
con canestro di frutta e l’Autoritratto
come Bacco. Nei pressi di Palo, sulla costa
a nord di Roma, Caravaggio venne imprigionato per
due giorni, per uno scambio di persona, perdendo
così la nave che portava il suo bagaglio.
Nel disperato tentativo di recuperarlo, trovò
la morte sulla spiaggia di Port’Ercole.
Il dipinto è
stato tradizionalmente identificato come una variazione
introspettiva sul tema dell’adolescente Battista
segnato dal digiuno e dalla rinuncia, sorpreso a
meditare in una cornice naturalistica ombrosa, con
la presenza dell’ariete a prefigurare la redenzione
dell’uomo attraverso il sacrificio del Cristo.
Studi recenti hanno
accomunato il dipinto al San Giovanni Battista
dei Musei Capitolini (che tuttavia è datato
al 1602), proponendo un’identificazione correlata
dei due soggetti, rispettivamente come “Frisso”
e “Isacco salvato”, metafore mitologica
e veterotestamentaria del martirio cristiano soffuse
d’atmosfera idillico-pastorale. Il
restauro condotto sul dipinto Borghese ha tuttavia
inequivocabilmente rilevato, in particolare sui
pigmenti del manto rosso, le tracce di esposizione
alla salsedine conseguenti alla lunga navigazione
che accompagnò le ultime fasi della vicenda
biografica di Caravaggio.
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